Conformità urbanistica e conformità catastale: due controlli diversi, entrambi obbligatori

Sono due binari paralleli che non si incrociano mai da soli. Il Comune custodisce la storia autorizzativa dell'immobile; il catasto ne registra la rappresentazione ai fini fiscali. Un immobile può essere perfettamente accatastato e comunque irregolare dal punto di vista edilizio.
Capire la differenza è il primo passo per sapere quale verifica ti serve davvero.
La conformità urbanistica
Riguarda il rapporto tra ciò che esiste e ciò che è stato autorizzato: licenze, concessioni, permessi di costruire, SCIA, CILA, condoni conclusi. Si verifica con l'accesso agli atti presso l'ufficio tecnico comunale e con un sopralluogo che confronta i disegni con la realtà.
È il controllo più delicato, perché le difformità urbanistiche possono incidere sulla commerciabilità dell'immobile.
La conformità catastale
Riguarda invece la corrispondenza tra la planimetria depositata in catasto e lo stato reale dei luoghi: disposizione dei vani, superfici, destinazione, dati identificativi. Si aggiorna con una pratica di variazione catastale, generalmente rapida.
Attenzione all'equivoco più diffuso: aggiornare il catasto non regolarizza un abuso edilizio. Sono due piani distinti, e l'aggiornamento catastale di una difformità non sanata può addirittura renderla più evidente.
- Urbanistica: confronto tra stato di fatto e titoli edilizi del Comune
- Catastale: confronto tra stato di fatto e planimetria depositata
- Il catasto non sana: prima si risolve l'urbanistica, poi si aggiorna
L'ordine corretto delle operazioni
Il percorso che seguiamo è sempre lo stesso: accesso agli atti, sopralluogo con rilievo, confronto documentale, classificazione delle difformità, eventuale pratica in sanatoria e solo alla fine aggiornamento catastale. Invertire l'ordine è il modo più veloce per pagare due volte la stessa pratica.
Domande frequenti
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